|
Data: 15 Febbraio 2003 Autore dell'articolo: Dario Scavelli Durata: 1h 09'' 57' A cura di: Dario Scavelli Regia: Interact Stream Team Riprese: Interact Stream Team | |||||||||||||
| Erewhon 2003 - Altri video << | 1 | >> | |||||||||||||||||||||||
14 Febbraio 2003 |
13 Febbraio 2003 |
12 Febbraio 2003 | |||||||||||||||||||||
| Il termine "Erewhon" viene fuori da un romanzo del 1872 di Samuel Butler, nel quale è narrato un mondo immaginario ("erewhon" è l’anagramma di "nowhere", "in nessun luogo") la cui massima istituzione è riprodotta dalle misteriose e suggestive Banche Musicali, che custodiscono suoni inafferrabili e difficili da definire. I concerti presentati, hanno l’obiettivo principale di proporre artisti che operano in un ambito dai confini poco marcati, in un contesto che si scosta da quello canonico del club e che cerca di rivolgersi ad un pubblico non necessariamente legato soltanto alla musica. Philip Jeck sin dai primi anni Ottanta ha cominciato a comporre musica lavorando con giradischi Dansette degli anni Cinquanta, delay per chitarra e tastiere Casio, versando colla sulla superficie di vecchi vinili per generare i suoi loop, creando quelli che lui chiama "classici low-fi per la generazione elettronica". La sua è musica dell’accumulazione, nei solchi dei suoi vinili convergono una miriade di sensazioni riflesse, cicatrizzate, deformate o esaltate a seconda dei diversi accostamenti. Per la prima volta a Roma ha presentato al Piccolo Jovinelli uno dei suoi set classici, lavorando con giradischi ed effetti accompagnato da immagini proiettate alle spalle. |